ORTODOSSIA: SOLO UN RITO O UN DIVERSO CREDO?…

imagesIn teoria, tutti sono d’accordo che l’Ortodossia sia una cosa, e la ritualita un’altra. Il rito corrisponde alla storia e alle tradizioni culturali e storiche liturgiche di un determinato territorio ecclesiastico che, in certi casi, corrisponde a un Patriarcato, come quello di Gerusalemme, madre di tutte le Chiese, di Alessandria, di Antiochia, di Roma e di Aquileia, che aveva un suo rito proprio, vicino al rito romano.

Mentre in Oriente, mancando volutamente un centro amministrativo politico,come il Vaticano, attualmente nella Chiesa latina non c’è mai stata una tendenza di cancellare un rito locale in favore di una più potente Chiesa locale,sarà solo a partire dal VII-VIII secolo in poi la tendenza a sopprimere i riti locali, di antica orgine, per introdurre lentamente in tutte le Chiese locali un rito della diocesi romana.

Questo processo, che va di pari passo con l’aumento del potere della Chiesa di Roma, soprattutto dopo la scisma d’Occidente dell’XI secolo, ha come scopo (più politico che spirituale) quello di far trionfare lentamente e sicuramente il rito Romano. E’ tipico della Chiesa latina confondere unione con uniformismo… Dopo la decisione presa nel XIX secolo dalla Chiesa russa di dedicarsi a opere di missione in Alasca e Stati Uniti, da cui nasce una problematica tipica per la diaspora

La Chiesa russa, verso la fine del XIX secolo, affronta problemi generazionali nella pastorale: i fedeli della seconda e terza generazione, che vivono e che sono, per lo più, nati in Occidente, Europa e America, perdono lentamente i legami con la patria e di conseguenza, anche quelli con la lingua dei loro antenati. Nasce il naturale desiderio da parte dei fedeli di origine russa,(intendasi per origine Russa quei Popoli e Paesi posti sotto il dominio Sovietico) di voler pregare in un ambiente ortodosso, ma in forme rituali più occidentali.

Questa tendenza si rinforzò quando non poche comunità di origine anglicana o anche cattolico-romana si avvicinarono alla Chiesa ortodossa Russa, a partire dagli anni 20 /30 del secolo scorso non solo nelle Americhe ma anche in Europa, soprattutto in Francia.

Verso il 1870, il Santo Sinodo di Mosca permise a varie comunità l’uso del rito della Chisa Romana, però con certe aggiunte od omissioni, dettate dalla fede ortodossa, che, del resto, era il Credo della Chiesa Indivisa del I millennio, quando la Chiesa latina era ancora in unione con le Chiese orientali e non aveva ancora modificato il Credo (con l’introduzione del Filioque) o introdotto certe dottrine come l’infallibilità del vescovo di Roma, la dottrina sul purgatorio, quella sulle indulgenze, sui meriti ecc.

Non poche parrocchie ortodosse, che osservano la liturgia occidentale ortodossa, hanno accettato il Nuovo Missale Romano di San Gregorio Magno, un’opera liturgica unica, che non esiste nemmeno nella Chiesa di Roma . E’ possibile quindi sostenere che dalla meta del XIX secolo esiste nelle diverse Chiese ortodosse, sia canoniche e non canoniche, regolari e/o irregolari, ma sempre ortodossissime nella fede, nella dottrina e nella successione apostolica, il rito occidentale, sia di origine romana, sia di origine gallicana.

Molte Parrocchie ortodosse di rito occidentale cominciarono a costituirsi  ponendosi nell’area della Chiesa russa di Mosca, o in quella Russa della diaspora, nel patriacato di Antiochia, sia in America e in altre giurisdizioni Europee. Un grande promotore del rito occidentale è stato l’indimenticabile Vescovo russo Mons. Jean di Saint Denis, l’Arcivescovo Alexey van der Mensbrugghe e l’Esarca di Mosca, Metropolita Antonio di Surosh.

Le ragioni per le quali il santo Patriarca Sergio di Mosca, a partire dal 1923, ha introdotto motu proprio il rito gallicano, erano proprio le stesse per le quali Mosca, nel 1870, aveva introdotto il rito Romano in forma purificata secondo il Credo della Chiesa Indivisa –

La Chiesa ortodossa di oggi, in particolare la Chiesa Russa in Europa ha volutamente scelto il rito gallicano un meraviglioso esempio di alta spiritualità liturgica.

Questo rito deve la sua origine, la sua costituzione, al grande Vescovo San Germano, abate di Sinfariano di Autun, e dopo vescovo di Parigi, morto nel 576. Il rito venne celebrato nel Nord della Spagna, in Francia, nell’Italia settentrionale e nel Sud della Germania. Si tratta di un rito fratello del rito ambrosiano di Milano e del rito Mozarabico di Toledo.

Mentre questi ultimi riti avevavno un’importanza locale, il rito Gallicano era e rimane un rito più universale. Ha profondi elementi orientali, introdotti, fra l’altro, da S. Ilario di Poitiers, ma anche avvicinamenti al rito Romano.

Il fatto che in certe Chiese ortodosse locali si celebri, oltre al rito bizantino, anche il rito gallicano, indica in primo luogo il carattere universale dell’Ortodossia. Voler dunque legare il rito Bizantino alla fede Ortodossa, quasi un altro rito nella Chiesa Ortodossa non fosse possibile,  è un grave errore, che contraddice fatti evidenti, sia attuali che del passato.

Per quanto riguarda i fatti attuali: Molti Patriarcati orientali non celebrano in rito bizantino, pur essendo Chiese autenticamente ortodosse (a condizione di non credere alla leggenda del Monofisismo). Per quanto riguarda quelli del passato; non dimentichiamo che per noi ortodossi, la Chiesa Romana fino al grande Scisma dell’XI secolo era in comunione con le nostre Chiese e questa unione presuppone l’identita della Fede, che in tutti i tempi i Patriarchi (4 in Oriente e  il Papa di Roma in Occidente) si comunicavano all’inizio del loro pontificato nelle lettere ireniche.

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Category: Approfondimenti
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