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• sabato, febbraio 09th, 2013
Chiesa Ortodossa Orientale e Occidentale-breve storiografia-

I primi tre secopticcrosscoli della Chiesa sono stati contrassegnati da fatti importanti: la notevole espansione del cristianesimo nell’Impero romano, e la feroce persecuzione dei cristiani in determinati periodi, fino alla proclamazione dell’Editto di Milano nell’anno 313.

Gli apostoli e i loro primi successori fondarono molte chiese nelle città principali dell’Impero romano. In ogni città c’era una comunità cristiana di base, presieduta da un vescovo che, nominato originariamente dagli apostoli, era aiutato da presbiteri e diaconi. Questo tipo di organizzazione dal triplo ministero già verso la fine del I secolo era ben consolidato; se ne fa menzione nelle lettere scritte verso il 107 da Sant’Ignazio, vescovo di Antiochia, mentre si recava a Roma dove sarebbe stato martirizzato. Sant’Ignazio fu il primo ad esprimere chiaramente che la comunità cristiana locale è Chiesa, idea che rimane il cuore della concezione ortodossa della Chiesa.
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La prima frattura importante tra le  Chiese è avvenuta tra il IV e il V secolo, a seguito delle controversie cristologiche. La Chiesa di Persia divenne nestoriana e fu rotta la comunione tra le Chiese “calcedonensi” (Roma e Bisanzio) – che accettarono le decisioni del Concilio di Calcedonia nel 451 – e le Chiese “non (o pre-) calcedoniche”: le Chiese di Armenia, di Siria (la Chiesa giacobita), di Egitto ( la Chiesa copta), di Etiopia e dell’India.
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Nei primi secoli, il Cristianesimo, universale nella sua missione, si espresse in tre culture maggiori: semitica o “orientale”, greca e latina. La prima grande scissione della Chiesa spaccò quasi completamente i Semiti e gli altri Orientali, lasciando i Greci e i Latini. In questo periodo, Greci e Latini formavano una sola Chiesa, testimoniando nelle loro rispettive sfere il messaggio evangelico e lottando contro le eresie È notevole, ad esempio, che i papi di Roma, nella lunga e talora sanguinosa disputa delle icone che non toccava affatto l’Occidente, abbiano sostenuto la dottrina ortodossa.
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Nel primo millennio dell’era cristiana, la Chiesa intera era essenzialmente “ortodossa”. Certamente c’erano importanti differenze tra la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente, ma per lunghi secoli furono in comunione. La concezione ortodossa della struttura della Chiesa, fondata sui vescovi in quanto capi delle chiese locali, era, e rimane, una collegialità delle teste delle cinque Chiese principali:  Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme,e Roma,  “pentarchia” il cui ordine di precedenza rifletteva l’importanza delle Chiese. In pratica, le Chiese erano molto autonome le une di fronte alle altre, ma la Chiesa di Roma, per ragioni insieme politiche ed ecclesiali, consolidò poco a poco la sua autorità sulla Chiesa d’Occidente, affermando la supremazia del papa, in quanto vescovo di Roma e successore di San Pietro, a scapito dell’autorità e dell’autonomia dei vescovi in Occidente.
Lo scisma tra Oriente e Occidente
images9Alle differenze linguistiche, politiche e sociali delle parti orientale e occidentale del vecchio Impero romano vennero ad aggiungersi differenze teologiche ed ecclesiali. Le ragioni profonde della separazione delle due parti di Chiesa, le sole che ne spiegano la durata, sono propriamente religiose.
Innanzitutto la questione della processione dello Spirito Santo, il Filioque. Tuttavia, la causa principale dello scisma fu di fatto la questione dell’autorità del papa. I papi dell’epoca (IX e X secolo) tentarono di trasformare un primato d’onore, una “presidenza d’amore” in seno alle Chiese locali, in un potere giuridico diretto su tutte le Chiese, nonostante i diritti tradizionali dei vescovi e dei patriarchi delle altre Chiese.
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Nel secolo XI, la riforma gregoriana, con l’intento di liberare il papato dagli imperatori franchi e la Chiesa dai feudatari, volle sottomettere direttamente al papa non solamente i vescovi, ma anche i re – e in quel contesto rivendicò l’infallibilità del sovrano pontefice, dottrina occidentale che sarà elevata a dogma dal Concilio Vaticano I nel 1870.
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Nel 1054, una delegazione del Papa Leone IX, mandata a Costantinopoli per negoziare un’alleanza politica ed una unione delle Chiese, depose sull’altare di Santa Sofia, la Chiesa imperiale di Costantinopoli, una sentenza di scomunica del Patriarca Michele Cerulario, il quale a sua volta scomunicò il Papa.
Le reciproche scomuniche saranno tolte soltanto nel 1965 dal Papa Paolo VI e dal Patriarca Atenagora I, durante uno storico incontro a Gerusalemme.
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L’irreparabile era stato consumato nel 1204: la IV crociata, deviata dalla Terra Santa per ragioni commerciali e politiche dai Veneziani, si diresse su Costantinopoli; la città fu saccheggiata, le icone e le reliquie furono profanate o rubate, sul trono patriarcale fu piazzata una prostituta, un Veneziano fu nominato Patriarca di Costantinopoli e un Latino divenne imperatore di Bisanzio.
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Nel 1261 gli imperatori latini furono allontanati da Bisanzio, che ridivenne Impero bizantino, erede della civiltà greca e guardiano della fede ortodossa. Quell’ingerenza latina nell’Impero bizantino, però, gli diede un colpo mortale, ed esso lentamente crollò di fronte al potere sempre più grande dei musulmani turchi venuti dall’Asia.
Padre Anatolio-
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